🎶 10:10: Come Farti Ricordare
Il trucco delle copertine che restano in testa
10:10.
Hai mai fatto caso alle pubblicità di orologi? Quasi sempre segnano le 10:10.
Non è un caso. A quell’ora le lancette fanno una specie di sorriso.
Il cervello lo vede. Anche se tu non ci pensi.
È lo stesso meccanismo per i volti. Li trovi dove non ci sono: nelle nuvole, nelle prese, nei fari delle auto. E quando un volto c'è, il cervello si ferma. Per una copertina di un singolo o di un album, è la differenza tra scorrere e restare.
Buona lettura,
Fabrizio
4 minuti di lettura | Archivio Newsletter
Perché i Volti Funzionano
Un volto è un invito a entrare in relazione. Ti aggancia: attenzione, emozione, curiosità. Anche se chi guarda non sa chi sei.
In questa newsletter ti sono passate davanti tante copertine. La maggior parte scivola via. Questa qui sopra, invece, forse resta. Per un motivo semplice: c’è un volto. Il mio.
Se fai musica e vuoi essere ricordato, un volto è una scorciatoia potente.
Le Copertine Italiane Te lo Dicono da Anni
Pensa a Mina.
Dal 1972 Mauro Balletti ha trasformato il volto di Mina in mille modi: colori, tagli, travestimenti, esagerazioni. Ma una cosa resta: è sempre lei. Riconoscibile.
Pensa a Lucio Battisti.
“Il mio canto libero” non ti sbatte in faccia un ritratto. Cesare Montalbetti ti dà un dettaglio: un occhio su sfondo bianco. Presenza umana. Mistero.

Pensa a Franco Battiato.
In “Fisiognomica” mette una foto da ragazzino in giacca e cravatta. Aveva più di quarant’anni. Scelta controcorrente, impossibile da dimenticare.

"La vita è adesso" di Claudio Baglioni è l'album più venduto di sempre in Italia. E in copertina c'è lui. Un volto. Uno sguardo.

Baglioni lo ha fatto più volte: “Strada facendo”. In “Io sono qui” ti guarda di traverso. E tu lo guardi per forza.


Copertine che ti mettono davanti una presenza umana. Che non puoi evitare di guardare, fissare.
Non è solo un’impressione italiana. Un’analisi sulle copertine dei singoli al primo posto in USA di Chris Dalla Riva mostra che negli anni ‘60 e ‘70 l’83% aveva il volto dell’artista. Oggi siamo al 63%. Meno volti in giro significa più spazio per farsi notare.
Cosa Significa per Te
Non devi per forza mettere la tua faccia enorme in primo piano.
Hai tre strade.
1) Se Vuoi Metterci la Faccia
Fai un ritratto semplice. Buona luce. Inquadratura pulita. Uno sguardo chiaro. Non serve essere “fotografici”. Serve essere riconoscibili.
2) Se Preferisci Restare Dietro le Quinte
Usa un segnale umano, non per forza un volto intero. Un occhio. Un profilo. Una sagoma. Una mano. Un dettaglio che suggerisce presenza. È la via di mezzo perfetta: ti fai sentire senza esporti troppo.
3) Se Usi l’AI per Creare Copertine
Qui c’è una trappola. Se un volto generato sembra quasi umano ma non del tutto, diventa inquietante. Chi guarda non sa spiegarti perché, ma lo sente. Si chiama “uncanny valley”: il disagio che provi davanti a qualcosa che sembra vivo ma non lo è.
Regola semplice: o stilizzato, o realistico perfetto. Mai in mezzo.
Se non puoi garantire un risultato pulito, vai sul chiaramente illustrato. Ti salva.

Il Punto
Una copertina con un volto non è una regola. È una leva.
Perché il cervello umano cerca esseri umani.
La prossima volta che scegli una cover, chiediti: c’è qualcosa che “sembra vivo” abbastanza da fermare lo scroll?
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Approfondimento
Se vuoi creare copertine con l’AI senza perderci ore, qui trovi la guida pratica:
E se ti appassiona il tema delle copertine, ti consiglio The Art of Cover Art di Rachel Cabitt: una newsletter che analizza cover iconiche e scelte visive dei musicisti.
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