🎶 Come un Podcast Può Farti Scoprire - #120
Giuliano Dottori racconta cosa ha funzionato, cosa si è fermato e perché oggi ripartirebbe da YouTube.
Ho conosciuto Giuliano Dottori senza ascoltare una sua canzone. L’ho scoperto mentre smontava quelle degli altri.
Il podcast si chiama Architettura di una canzone: prende un brano, separa batteria, basso, chitarre e arrangiamento, poi lo rimonta davanti a te. Nel 2022 ha vinto, nella categoria Migliore creatività originale, Il Pod – Italian Podcast Awards. L’ho ascoltato, mi è piaciuto. Solo dopo ho scoperto chi c’era dietro: un musicista con vent’anni di carriera e due dischi pubblicati con gli Amor Fou da EMI e Universal. Il loro album I moralisti arrivò terzo nella categoria Miglior album al Premio Tenco 2010.
Ecco il punto di questa intervista. Come un podcast può farti scoprire e cosa serve per trasformare quella scoperta in un pubblico che raggiungi senza algoritmi di mezzo.
In questa intervista:
Quanto lavoro richiede davvero una puntata di venti minuti
Perché Architettura di una canzone ha lasciato Spotify
Cosa si è fermato e l’errore che Giuliano ammette
Perché oggi ripartirebbe da YouTube
⏱️ Tempo di lettura: 7 minuti | 📂 La Biblioteca di Music Promoter
Intervista a Giuliano Dottori
1. Da Dove Nasce Architettura di una Canzone
Fabrizio: Architettura di una canzone smonta i brani pezzo per pezzo. Da dove nasce l’idea, e perché proprio un podcast e non un altro disco?
Giuliano:
È la classica idea figlia del Covid e del tanto tempo a disposizione che ci siamo ritrovati all’improvviso. Con mia moglie stavamo seguendo con interesse alcuni podcast, ci sembrava un mezzo molto interessante. Nel 2020 in Italia erano ancora gli inizi.
Così, un po’ per gioco, abbiamo cominciato a scrivere e a fare qualche test. L’idea di base era sfruttare il mio essere musicista e produttore: avere la possibilità di rifare il pezzo, dopo averlo smontato e raccontato.
2. Prima il Podcast, Poi il Musicista
Fabrizio: Io ti ho conosciuto così: prima il podcast, poi il musicista. Ti succede spesso? Hai numeri di persone arrivate alla tua musica partendo dal podcast?
Giuliano:
Sicuramente dopo la vittoria alla prima edizione de Il Pod, nel 2022, il podcast ha fatto buoni numeri e qualcuno è arrivato. Ma in generale sono pubblici molto diversi.
Questo è un passaggio importante: un podcast non trasforma da solo chi ascolta in fan della tua musica. Può aprire una nuova porta sul tuo mondo, ma il ponte va costruito.
3. Quanto Costa Davvero un Podcast
Fabrizio: Quanto costa davvero una puntata, in tempo e in soldi? Quanto è sostenibile per un musicista indipendente?
Giuliano:
Per venti minuti di puntata, che è la durata media, ci vogliono tre o quattro giorni di lavoro. Diluiti però in mesi. Di base ci vogliamo godere le varie fasi: dall’idea alla scrittura, ai primi test, fino alla realizzazione finale. Quindi ci prendiamo tutto il tempo necessario.
I podcast non generano guadagno, a meno che non ci sia un committente o uno sponsor disposto a finanziarli. Dopo l’award l’abbiamo proposto ai grossi produttori di podcast, ma ci hanno risposto picche. Non perché non piacesse (piaceva davvero a tutti) ma perché la questione copyright in ambito musicale è parecchio complicata.
Ed è uno dei motivi per cui il podcast non è più sulle piattaforme, a parte una puntata promo, ma solo sul mio Substack.
4. Perché una Newsletter
Fabrizio: Perché hai aperto Audiocassetti? Cosa trova chi si iscrive, che non trova nel podcast o sui social?
Giuliano:
Intanto, ricollegandomi alla domanda precedente, trova tutto Architettura di una canzone: la prima stagione è gratis per tutti, la seconda a pagamento.
Poi trova tutto il mio progetto Audiocassetto: una canzone alla settimana registrata su cassetta, accompagnata da un breve racconto. C’è ovviamente anche l’archivio storico delle mie newsletter, e tutta la parte narrativa legata a La vita nel frattempo, il mio ultimo disco uscito nel 2023.
5. Come Arrivano gli Iscritti
Fabrizio: Come porti chi ascolta il podcast a iscriversi alla newsletter?
Giuliano:
Non ho una strategia precisa su questo.
Ed è probabilmente qui il collo di bottiglia: il contenuto esiste, ma il percorso tra scoperta, ascolto e iscrizione non è ancora progettato.
6. La Parte a Pagamento
Fabrizio: Audiocassetti ha una parte a pagamento? Cosa ricevono gli abbonati in più?
Giuliano:
Oltre alla seconda stagione del podcast, più avanti ci sarà un documentario che ho presentato in anteprima l’anno scorso alla festa di Radio Popolare a Milano. E mi piacerebbe, ogni tanto, mettere a disposizione le nuove canzoni quando arriveranno.
È una cosa che ho già fatto in passato, quando ho lanciato i crowdfunding nel 2014 e nel 2015 per finanziare i miei due dischi dell’epoca.
7. Cosa Ha Funzionato e Cosa No
Fabrizio: Cosa ha funzionato meglio del previsto? E cosa invece è stato un buco nell’acqua?
Giuliano:
Devo dire che è partito molto bene, ma poi si è stabilizzato, e da qualche mese è fermo. Sia in termini di iscritti sia di abbonati.
Credo sia dovuto al fatto che, sui social, il passaggio dai canali Meta a Substack è un po’ ostico. E sto volutamente evitando di rendere le cose troppo facili. È chiaramente un errore, ma penso che uno dei grandi mali della nostra epoca sia proprio rendere tutto troppo facile da raggiungere.
Banalmente: su Instagram non puoi ascoltare nulla di ciò che faccio ogni settimana. Probabilmente, creando qualche reel ogni tanto, sarebbe più facile per qualcuno interessarsi al progetto, dopo aver messo il solito cuoricino inutile. Vediamo… sono poco oltre la metà dell’anno, probabilmente più avanti mi inventerò qualcosa.
8. Un Esordiente Può Farlo Davvero
Fabrizio: Tu parti da vent’anni di carriera e una rete costruita nel tempo. Un musicista esordiente, senza pubblico, può fare qualcosa di simile, o parte troppo svantaggiato?
Giuliano:
Parte svantaggiato, sicuramente. Io, quando sono passato da Mailchimp a Substack, avevo già 600 iscritti, di cui circa 400 attivi. Non moltissimi, ma neanche pochi. Ora sono vicinissimo ai 1.000: ancora pochini, ma cominciano ad assomigliare a una piccola community.
Per un esordiente, dato l’enorme rumore di fondo su tutti i canali, la difficoltà di farsi vedere anche solo per una manciata di secondi è terribile.
Credo che l’unica strada sia lavorare molto sul proprio progetto. Renderlo il più possibile unico e riconoscibile. Il pubblico c’è, esiste. Ma è preso a schiaffi da milioni di input e fa fatica a orientarsi.
9. La Mossa di Domani Mattina
Fabrizio: Un musicista indipendente legge questa intervista stasera. Domani mattina vuole fare una sola mossa concreta per farsi conoscere senza dipendere dall’algoritmo. Cosa gli consigli di fare? E cosa di NON fare?
Giuliano:
Dirò una banalità, ma per un musicista la cosa principale resta sempre la stessa: essere bravo a suonare e a cantare. Quindi migliorarsi è la prima cosa.
Poi gli consiglierei di essere creativo anche nell’uso dei social. La gente è dipendente dallo smartphone, ma credo sia anche molto annoiata dalle solite proposte.
Se dovessi partire da zero oggi, partirei da YouTube e lascerei perdere Instagram e TikTok. Penso ci siano molti più margini creativi e di crescita.
Prima di Salutarti
Tre cose mi porto a casa.
Un podcast non trasforma da solo gli ascoltatori in fan della tua musica. Però può aprire una porta diversa sul tuo lavoro. Con me è successo proprio così: prima ho conosciuto il podcast, poi il musicista.
Il contenuto da solo non basta. Se il passaggio tra social, podcast e newsletter è complicato, molte persone si fermano prima. Se chi ti scopre non trova un modo semplice per ascoltarti e iscriversi, lo perdi.
Partendo da zero, Giuliano investirebbe su YouTube, non su Instagram o TikTok.
La prima stagione di Architettura di una canzone è gratuita. La trovi su Audiocassetti, insieme agli altri progetti di Giuliano.
Conosci un musicista che sta pensando di aprire un podcast o una newsletter? Inoltragli questa intervista.
A presto,
Fabrizio
PS: Ho raccolto altri podcast italiani creati da musicisti.



